RECETTORE E COMPUTER - Questo strumento si compone di due parti: un recettore, il «naso» che raccoglie gli odori, e un computer, il «cervello che li analizza. Il recettore è costituito da 8 sensori formati da particolari macromolecole, le porfirine, che hanno la caratteristica di agganciare le sostanze volatili, cioè le molecole che gli oggetti, i cibi e anche tutti gli organismi viventi, rilasciano nell’aria e che ne costituiscono quello che noi chiamiamo odore. Ogni recettore è adatto a captare particolari sostanze e, quindi, se si attiva un particolare recettore significa che nell’aria troviamo una particolare sostanza. Non solo, grazie a una microbilancia al quarzo il naso elettronico è in grado di riconoscere il peso delle molecole e quindi l’intensità dell’odore (una valutazione utilissima, per esempio, per capire se il pesce è fresco). Il computer infine riconosce l’odore associando i dati che arrivano dai sensori a un database di odori conosciuti.

DIAGNOSI - Gli ingegneri di Tor Vergata lavorano su questo progetto dal 1992 non solo per creare una macchina che imiti la natura ma che sia anche in grado di superarla o meglio di essere flessibile per adattarsi agli scopi che più che ci interessano: il naso umano, per esempio, non è in grado di percepire il particolare odore di un melanoma ma, proprio perché la diagnostica medica è un settore di grande impatto sulla vita di tutti, possiamo insegnare al naso elettronico a riconoscere proprio questo particolare odore. Anche se possiamo usare questo strumento per valutare la qualità dell’olio d’oliva o per capire lo stato di maturazione della frutta «non ci sarà nessun sommelier elettronico nel nostro futuro” sottolinea Corrado Di Natale. «E’ l’uomo, infatti, che insegna al naso artificiale che cosa è buono e che cosa non lo è. I sommelier, però, sono pochi e quindi questo strumento ci potrà essere utile per verificare se un cibo è alterato o è un “falso” in tutte quelle situazioni in cui non abbiamo un esperto a disposizione». E il futuro del naso elettronico ? Dal riconoscimento personale attraverso la firma olfattiva alla più prosaica ricerca di tartufi e funghi. «Sempre che il mercato lo consenta: in fondo - precisa Di Natale - questi prelibati cibi sono così preziosi perché difficili da trovare».
Articolo tratto da www.corriere.it/salute
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