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giovedì 7 gennaio 2010

Sistema satellitare Galileo al via dal 2014

Il futuro sistema europeo di localizzazione satellitare Galileo, concorrente del Gps americano, sarà operativo da inizio 2014. Lo ha annunciato la Commissione europea, indicando che il servizio commerciale destinato al grande pubblico “sarà testato”, appunto, a partire dal 2014.
Galileo includerà al massimo 30 satelliti (più 2 di ricambio), collocati in orbita a circa 20mila km di altitudine. La Commissione ha aggiudicato tre dei sei contratti per rendere operativo il sistema Galileo. Il contratto per i servizi di supporto è stato attribuito all'italiana ThalesAleniaSpace per un valore di 85 milioni di euro, quello per un primo ordine di 14 satelliti alla tedesca OHB System AG (per 566 milioni di euro) e quello per i servizi di lancio alla francese Arianespace per 397 milioni. Sarà così possibile realizzare, già dai primi mesi del 2014, la fase costitutiva iniziale del sistema di navigazione satellitare europeo ed avviare la fornitura di servizi. Il contratto aggiudicato a ThalesAleniaSpace riguarda nello specifico i servizi industriali necessari per fornire assistenza all'Agenzia spaziale europea per l'integrazione e la convalida del sistema Galileo. Gli altri satelliti saranno oggetto di ordini successivi, di volta in volta forniti da OHB o da EADS-Astrium GmBH, a seconda di quale azienda presenterà l'offerta più vantaggiosa.
Il primo lancio avverrà in ottobre 2012.

www.ilsole24ore.com

giovedì 12 novembre 2009

Il muro tecnologico



Oggi le celebrazioni per i 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, che ha rappresentato per 28 anni il simbolo della divisione tra est e ovest, separando anche due modi di intendere la vita
Il muro che oggi si apre non più sotto gli spari di uomini in fuga, ma sotto i botti dei fuochi artificiali era considerato un tempo una macchina. Infatti Walter Ulbricht, segretario del partito comunista nel 1961, anno in cui il muro fu costruito, lo considerava un vanto tecnologico, una macchina con lo scopo di separare ermeticamente due parti della città e due mondi. E proprio di tecnologia era fatto: l’altezza dei blocchi di calcestruzzo era di 3.60 m aventi una forma a L con la base rivolta verso l’interno della Germania comunista per impedire il ribaltamento ad opera di mezzi pesanti o blindati. Il muro era lungo 106 km ed era un anello che avvolgeva Berlino ovest, metropoli- isola orientale circondata dalla Germania comunista e collegata con tre autostrade e una ferrovia blindata che raggiungeva la banhof zone in centro a Berlino.
La tecnologia per separare i mondi non era composta soltanto dal muro, che nella parte interna era diventata un’opera d’arte denominata East Gallery. Il muro si trovava esattamente al confine politico, ma all’interno per una cinquantina di metri il terreno veniva arato periodicamente per rendere lenta e difficile la corsa dei fuggiaschi. Questa fascia di terra era percorsa da una stradina per jeep e pattuglie in moto e cosparsa da mitragliatrici automatiche interrate; il confine blindato attorno alla metropoli era costellato da poli di osservazione, 302 in tutto, presidiati dai vopos, la polizia del popolo.
Se Berlino occidentale era circondata dal muro, l’intera cortina di ferro dal Baltico all’Ungheria era comunque presidiata da pattuglie, terreno minato e filo spinato; insomma, negli anni finali del regime il sistema di separazione aveva conseguito costi quasi insostenibili.
230 tedeschi vennero uccisi intorno al muro e oltre 600 nel confine tra le due germanie, e il numero degli arrestati è così alto che è difficile da stimare.
Una tragedia che affolla in una storia confusa.